Il Signore ci invita alla conversione, a guardarci dentro, occorre lavorare su noi stessi, il fico è l’immagine della nostra vita, dobbiamo portare frutti di santità, impegnarci ogni giorno: “ Lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”.
La preghiera della Colletta ci indica gli strumenti per “ concimare la nostra vita”: il digiuno, la preghiera, e le opere di carità.
Il digiuno morale e spirituale, che può riguardare tante cose della nostra vita a cui possiamo rinunciare, il tempo quaresimale è un tempo che ci deve riportare all’essenziale, c’è poi il digiuno materiale del cibo, una pratica da riscoprire, il privarci di qualcosa dalla nostra mensa, significa affermare in questo particolare tempo “ forte” il primato di Dio che ci dona un altro cibo, la sua Parola e l’Eucarestia.
La preghiera è l’incontro attraverso un dialogo intimo, interiore con Dio, che ci trasforma, ci guarisce da tutte le nostre infermità, da luce al buio causato dai nostri peccati, la sua presenza è un“ fuoco” che purifica.
Le opere di carità fraterna, sono condivisone, dono di noi stessi all’altro, la quaresima sia un tempo per riscoprire le opere di misericordia spirituale e corporale.
“Dio misericordioso, fonte di ogni bene, tu ci hai proposto a rimedio del peccato il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna; guarda a noi che riconosciamo la nostra miseria e, poiché ci opprime il peso delle nostre colpe, ci sollevi la tua misericordia.” Amen.
Padre Andrea Benedetto Ferri da Villambrosa

