
Mentre in Italia tirava aria di boom economico e benessere per tutti, dall’altra parte del mondo il Tibet si ribellava al governo cinese con “la grande insurrezione di Lhasa”, rivolta per la libertà che fu presto repressa nel sangue. La popolazione, esasperata dalle violenze dell’occupazione cinese e dalla politica di assimilazione forzata, scese nelle strade chiedendo la fine del regime cinese. L’Esercito di Liberazione Popolare sedò la rivolta uccidendo oltre 65.000 persone. Giusto ricordare oggi, 63 anni dopo, quei giorni terribili, mentre una guerra altrettanto tremenda infuria a poche centinaia di chilometri da noi. Parlare del popolo tibetano non è solo un racconto, ma un incontro con una cultura che ha in sé, come elementi costitutivi e connaturati, l’amore per la libertà e l’amore per la pace. Valori dei quali, mai come oggi, il mondo ha un’assoluta, vitale necessità.
Silvio Magliano


