Con orgoglio sono felice di apprendere dal mio collaboratore Michel Camillo questa recensione del mio amico e fratello Mohammed Bouraja . Vi invito a comprarla su Amazon o alla libreria Robin di Biella.
Direttore.- Emanuele Dondolin
Imparare a guardare la vita con i propri occhi può sembrare la cosa più scontata di tutte. Ma la visione del mondo per un adolescente è spesso filtrata da ciò che vede la sua famiglia e pertanto la realtà che lo circonda (scuola, amici, idee, progetti e aspettative) può esserne fortemente condizionata. Gli occhi di Sara, nata in Italia da famiglia marocchina, mostrano al lettore l’incessante conflitto fra le ambizioni dettate da un occidente dove si arriva persino ad abusare della propria libertà con l’unico scopo di raggiungere qualcosa e il rispetto verso la propria famiglia di origine, vissuto a volte come un’imposizione.
La figura paterna, amatissima e sempre presente nei ricordi, rappresenta il rifugio dove trovare la soluzione ai dubbi che nascono dallo scontro tra passione e religione. Nello sguardo di Sara si riflettono numerose tematiche: innanzitutto si parla della persona, evidenziando aspetti psicologici, etici, linguistici, elementi del suo vivere e del suo interagire con il mondo che la circonda; poi si parla di società, di menefreghismo, di discriminazioni, delle segregazioni che rischiano di dividere e opporre due uomini solo perché diversi; si parla anche di violenza (fisica e psicologica), che si manifesta attraverso la persuasione e la manipolazione; si parla di filosofia, del binomio vita-morte, di fede e religione; si parla di globalizzazione, di un mondo che finge di integrare chi è diverso e invece il più delle volte lo dimentica e lo abbandona, non permettendogli di essere compreso e compatito, aiutato e salvato; si parla di intellettuali, del ruolo che essi occupano nella società, della loro funzione; infine, si parla di letteratura, cercando di apportare originalità e novità a questa nobile arte, tramite l’utilizzo di un’inusuale e pionieristica tecnica narrativa, di figure retoriche, di neologismi e di una forte simbologia carica di metafore e di significati. L’intento è non tanto quello di aggiungere conoscenze e nozioni, bensì quello di proporre un dialogo con il lettore, di farlo riflettere e fargli comprendere realtà altre, per una migliore convivenza con se stesso e con chi gli sta attorno.
Michel Camillo– Redazione

