Andrea Benedetto Ferri e la gioia dell’amore di Dio. Dalla sua testimonianza di fede alla sua vocazione.

Rubrica La Voce di Dio.Testimonianze di Fede

Oggi – in La Voce di Dio.Testimonianze di Fede– è con noi Andrea Benedetto Ferri, religioso e sacerdote dell’Abbazzia di Vallombrosa dell’ Ordine Monastico di San Benedetto. Con noi farà una panoramica sulla sua vocazione e dedizione alla vita monastica spesso poco conosciuta.                            

Caro Andrea, innanzitutto benvenuto tra noi. Ci puoi raccontare il tuo primo incontro con Gesù ?

Sin da piccolo ho sentito dentro di me la gioia e la pace che provavo stando con Gesù, andavo alla messa anche nei giorni feriali facendo da chirichetto, avrò avuto circa nove anni quando pensai di diventare sacerdote, lo dissi anche in famiglia ma non presero sul serio la cosa pensando che fosse un pensiero passeggero. C’è stato poi un periodo in cui questa idea mi era un po’ passata, poi all’incirca verso i  quattordici anni un giorno riaffiorò, iniziai a pregare di più, in modo particolare il Santo Rosario, sentivo la necessità di approfondire i temi della fede, conoscere di più il Vangelo, andavo spesso dalle suore Paoline alla libreria, e mi consigliavano i  libri da leggere, nel frattempo continuavo gli studi al Liceo, avevo un ottimo rapporto con i professori e i miei amici.

In questo periodo non dissi a nessuno di questa mia scelta, era un segreto che portavo nel cuore, chiedendo al Signore di fare la sua volontà, di indicarmi il cammino.

Cosa ti ha spinto innanzitutto ad abbracciare la vita monastica e in seguito sacerdotale come stile di vita?

È stato un percorso per tappe che mi ha portato a maturare la scelta della vita monastica;  a Montenero , un colle sopra Livorno, la  città dove sono nato, c’è il Santuario della Madonna delle Grazie, tenuto dai monaci Vallombrosani, spesso andavo al Santuario per la Santa Messa, lì affidavo alla Madonna la mia vocazione , sapevo della presenza dei monaci ma non li conoscevo personalmente, un giorno andando con mio padre al Santuario che doveva incontrare un monaco per un lavoro, ho fatto la conoscenza di don Luca monaco del Santuario che quando mi vide mi disse che il Signore mi chiamava a consacrarmi a Lui nella vita monastica, ci pensai molto a questa frase, avevo da poco finito il liceo ma non sapevo ancora bene quale cammino nella vita consacrata intraprendere, dopo la maturità ne avevo parlato con Padre Fabrizio parroco della parrocchia dei cappuccini, avevo l’intenzione di diventare frate. Un giorno decisi di andare al Santuario per parlare di questa mia intenzione, del mio desiderio di consacrarmi a Dio, e dopo qualche incontro decisi che sarei entrato in monastero. I miei genitori non presero bene questa scelta, e con il consiglio dei monaci mi iscrissi all’università a Pisa alla facoltà di Giurisprudenza, quegli anni furono di un più intenso discernimento, iniziai anche il volontariato presso la Misericordia, il catechista al Santuario e frequentavo il gruppo della Gioventù Benedettina, il sabato pomeriggio prestavo servizio come ministrante alla chiesa di San Giuseppe dell’ospedale di Livorno, il cappellano don Placido è stata una figura di riferimento ( ed anche adesso) nel mio discernimento vocazionale.

Dopo la laurea entrai in monastero a Montenero, la mia famiglia accettò questa mia scelta anche se  con poco entusiasmo, da lì ho fatto i primi passi nella vita monastica, dopo il primo anno di professione religiosa sono andato all’ Abbazia di Vallombrosa, la casa madre della congregazione Vallombrosana, dove ho fatto la professione solenne ( definitiva) e ho ricevuto il dono del Presbiterato. Oggi tutti hanno accettato questa mia scelta, ed io sono contento del cammino intrapreso e che sto facendo con la Grazia di Dio, che mi sostiene in ogni momento anche nei momenti difficili che ho incontrato e che magari si presenteranno in futuro.

Qual’è stato il tuo percorso di formazione?

Il percorso di formazione è stato caratterizzato da delle tappe formative, i primi anni il postulandato ed il noviziato per un profondo discernimento della vocazione e la professione temporanea con i voti di povertà, castità ed obbedienza e stabilità quest’ultimo caratteristico dei monaci e riguarda tanto nel  monastero che nel cuore,  per tre anni, successivamente la professione solenne con i voti perpetui per tutta la vita.

Dopo la professione temporanea ho iniziato gli studi di filosofia e teologia a Roma presso Sant’ Anselmo, sono stati cinque anni molto belli e intensi, in quel periodo sono stato cantore nel coro guida per le celebrazioni del Santo Padre in San Pietro.

Nel 2018 sono stato ordinato diacono e il 13 Luglio 2019 presbitero, nello stesso anno ho iniziato gli studi di Licenza in diritto canonico alla Pontificia Università della Santa Croce a Roma, risiedendo nel nostro monastero di Santa Prassede e questo è l’ultimo anno.

Quale sono le tue mansioni all’interno dell’Abbazia?  

All’ abbazia di Vallombrosa, oltre alla preghiera che è alla base della vita del monaco, svolgo il servizio di foresterario nel Centro di Spiritualità dove ogni anno nei mesi di Luglio ed Agosto offriamo dei corsi per tutti coloro che si vogliono ritagliare un momento di sosta dalle attività della vita quotidiana,  ogni settimana viene svolto un corso di spiritualità, Sacra Scrittura, canto gregoriano, erboristeria, con la possibilità di condividere i momenti di preghiera con i monaci.

Se devi parlare a un giovane “tentato” ad affrontare la tua stessa vita quale consiglio gli daresti?

Il Signore chiama alla sua sequela, invito i giovani a saper ascoltare questa voce nel loro cuore pur nella vita frenetica di questi giorni, di non aver paura ad andare controcorrente  per vivere il Vangelo!

Un giovane che sente dentro di sé una particolare chiamata ed è “ tentato” di venire in monastero, è importante che non lasci “soffocare” questa “tentazione”  ma di prendere il largo e di provare se questo è il cammino a cui il Signore lo chiama!

Emanuele Dondolin-Redazione

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