Oggi ,Venerdì 11 febbraio, nel giorno della memoria liturgica della Beata Vergine di Lourdes e della XXX Giornata del malato, alle ore 10, nella Basilica di San Pietro è stata celebrata una Messa per i malati, con il conferimento del sacramento dell’unzione ad alcuni infermi officiata dal cardinale Turson. Il Vescovo Paolo Ricciardi, delegato diocesano per la Pastorale della Salute, ha ricordato alla stampa quanto i malati e i loro familiari, gli operatori sanitari, i ministri straordinari della comunione, i volontari siano importanti per la Chiesa e per la comunità ». Durante la celebrazione liturgica è stato conferito anche il Sacramento della Unzione degli Infermi.

La Voce di Pietro. La Voce del Papa
Riceviamo e Pubblichiamo la seguente Nota Stampa con la Dichiarazione di Papa Francesco per la XXXa Giornata Mondiale del Malato:
L’esperienza della malattia ci fa sentire fragili, ci fa sentire bisognosi degli altri. Non solo. «La malattia impone una domanda di senso, che nella fede si rivolge a Dio: una domanda che cerca un nuovo significato e una nuova direzione all’esistenza, e che a volte può non trovare subito una risposta».
Non si deve «mai dimenticare la singolarità di ogni malato, con la sua dignità e le sue fragilità». È la persona nella sua integralità che necessita di cura: il corpo, la mente, gli affetti, la libertà e la volontà, la vita spirituale… La cura non si può sezionare; perché non si può sezionare l’essere umano. Potremmo – paradossalmente – salvare il corpo e perdere l’umanità. I santi che si sono presi carico dei malati hanno sempre seguito l’insegnamento del Maestro: curare le ferite del corpo e dell’anima; pregare e agire per la guarigione fisica e spirituale insieme.
Questo tempo di pandemia ci sta insegnando ad avere uno sguardo sulla malattia come fenomeno globale e non solo individuale, e ci invita a riflettere su altri tipi di “patologie” che minacciano l’umanità e il mondo. Individualismo e indifferenza all’altro sono forme di egoismo che risultano purtroppo amplificate nella società del benessere consumistico e del liberismo economico; e le conseguenti disuguaglianze si riscontrano anche nel campo sanitario, dove alcuni godono delle cosiddette “eccellenze” e molti altri stentano ad accedere alle cure di base. Per sanare questo “virus” sociale, l’antidoto è la cultura della fraternità, fondata sulla coscienza che siamo tutti uguali come persone umane, tutti uguali, figli di un unico Padre (cfr Fratelli tutti, 272). Su questa base si potranno avere cure efficaci e per tutti. Ma se non siamo convinti che siamo tutti uguali, la cosa non andrà bene.
Rivolgo un pensiero pieno di gratitudine a tutti coloro che nella vita e nel lavoro stanno ogni giorno vicino ai malati. Ai familiari e agli amici, che assistono i loro cari con affetto e ne condividono gioie e speranze, dolori e angosce. Ai medici, alle infermiere e agli infermieri, ai farmacisti e a tutti gli operatori sanitari; come anche ai Cappellani ospedalieri, alle religiose e ai religiosi degli Istituti dedicati alla cura degli infermi e a tanti volontari, ce ne sono tanti di volontari. A tutte queste persone assicuro il mio ricordo nella preghiera, perché il Signore doni loro la capacità di ascoltare i malati, di avere pazienza con loro, di prendersene cura in modo integrale, corpo, spirito e relazioni.
E prego in modo particolare per tutti i malati, in ogni angolo del mondo, specialmente per coloro che sono più soli e non hanno accesso ai servizi sanitari.

