DON RAFFAELE APRILE RACCONTA LA SUA VOCAZIONE AL SACERDOZIO

a cura della Rubrica Testimone di Fede. La Voce di Dio

Martedì 1°febbraio 2022

Salve a tutti, sono Raffaele Aprile, ho 45 anni e provengo dalla diocesi di Siracusa, ordinato il 29 giugno 2016, nel Santuario della Madonna delle Lacrime.

Svolgo il mio ministero dal 1 ottobre dello stesso anno nel nostro Santuario a Siracusa. Sicuramente non è semplice raccontare la propria vocazione perché è un dono ma anche un mistero, come diceva Giovanni Paolo II, in quanto è parte importante della persona stessa, che entra nel mistero dell’inafferrabile. Essa però richiede una testimonianza verace di quella che è la propria esperienza di vita cristiana. La vocazione di ogni cristiano non è frutto del caso, ma all’origine dell’esistenza umana c’è un progetto di Dio che ci invita a rimanere nel suo amore e quindi a vivere radicati nella fede.

Avere ricevuto l’Ordine Sacro significa in qualche modo partecipare a quella “dolce e confortante gioia di evangelizzare” che proprio Papa Francesco ci ha descritto nell’esortazione apostolica «Evangelii Gaudium»: “Possiamo inventare tante modalità per testimoniare la Parola, sfruttare i più diversi mezzi di comunicazione che la tecnologia si mette a disposizione, da Facebook a Whatsapp, da Twitter a Google. Ma la fede si vive e si testimonia in un incontro personale, perché si manifesta in una parola, in un abbraccio, in uno sguardo”. Questo significa evangelizzare: riuscire a mettersi in relazione con tutti coloro che nella nostra quotidianità incontriamo.

Ancora prima di discernere la Sua chiamata e la Sua volontà su di me, ero come tutti gli altri, un ragazzo che amava divertirsi, stare con gli amici e andare all’università, infatti ero iscritto alla facoltà di Scienze e Tecnologie Alimentari a Catania, dove ho sostenuto, con esito positivo, alcune materie del primo anno. Questo periodo di studio e al contempo di ricerca della mia vocazione, iniziato nel dicembre del 2004, quando per la prima volta sentii una chiamata particolare a partecipare alla Santa Messa, e qualcosa mi diceva che dovevo recarmi al Santuario della Madonna delle Lacrime; così ascoltai questa voce e andai a messa con mia madre e mia nonna.

Proprio durante la celebrazione eucaristica, vidi arrivare un fascio di luce dal volto di Maria, l’effige mariana che si trova presso l’altare centrale che mi invitava a guardare successivamente ai seminaristi presenti in quella celebrazione, ma io non capivo perché stesse succedendo questo, e perché proprio a me, e allora dissi a me stesso e a mia madre che se era vero che il Signore mi stava chiamando a seguirlo nel sacerdozio, avrei aspettato una seconda chiamata; volevo capire se quello che era successo era vero o solo una suggestione. E così dopo qualche mese (2 aprile 2005) proprio nei giorni in cui Giovanni Paolo II stava per morire, ricevo una seconda chiamata e questa volta è molto più chiara e forte della prima, così raccontai tutto a mia madre e decisi di affidarmi alla diocesi di Siracusa per la comprensione di quanto mi stava succedendo. Ho scoperto poi in seguito che negli ultimi giorni di vita di Giovanni Paolo II c’era anche il Reliquiario delle lacrime di Maria che il Papa aveva chiesto. La mia è una chiamata mariana, perché avvenuta sotto lo sguardo materno di Maria e delle sue lacrime. Avendo percepito che cosa per la mia vita il Signore voleva, ho iniziato il mio discernimento, non da solo sicuramente, ma aiutato da un padre spirituale e dalla costante preghiera. “Sogno” è la parola che riassume la mia vocazione al sacerdozio, perché grazie a don Francesco che mi ha chiesto di raccontare il mio cammino al presbiterato che sto avendo modo di guardare indietro e a tutti gli anni trascorsi, sia in seminario che in parrocchia.

La mia esperienza è sicuramente stata bella ma sarebbe troppo poco, per questo la parola “Sogno” la descrive in pienezza.

Ma non si tratta di un mio sogno, che poi avrei realizzato, ma il sogno di Dio, Lui lo ha voluto realizzare nella mia vita. certo non è stato facile comprendere questo sogno di Dio nella mia vita, non sono mancati i timori perché mi trovavo dinnanzi ad una cosa più grande di me. Ma mi sono affidato e fidato. In seminario poi ho iniziato realmente ad assaporare quel progetto di Dio e, a poco a poco, in me cresceva la gioia di volerlo coltivare. Proprio durante gli anni trascorsi in seminario più volte mi rivolsi ai santi in modo particolare a padre Pio e pensando proprio a lui mi tornava sempre in mente questa frase «Chi prega poco si può paragonare a chi non prega». Oppure mi torna in mente ancora oggi questa frase: «Chi prega molto si salva, chi prega poco si danna o va a rischio di dannarsi. Chi non prega non ha bisogno del diavolo che se lo porti: va all’inferno con le sue gambe». Da queste frasi capii l’importanza della preghiera La preghiera nasce dalla consapevolezza della nostra miseria e della ricchezza dell’amore di Dio, è la forza del credente e la debolezza di Dio; rinsalda la fede, fornisce le ali alla speranza, dà fiato all’amore, riconosce Dio come unico Signore e Salvatore; spalanca il cuore all’azione salvifica di Dio; educa ad avere la volontà e il cuore per far tesoro della parola di Dio, non si stanca mai di adorare, lodare e ringraziare Dio per tutti i doni che ci elargisce. La preghiera ci aiuta a vivere in serenità e pace. La preghiera è l’unica medicina che guarisce dall’orgoglio, l’arma segreta di chi si fida e si affida a Dio, l’ancora di salvezza che impedisce di sprofondare nella disperazione più vera, la catena d’amore che ci lega a Pregare con insistenza, pregare con fede è bussare al cuore di Dio con la certezza di essere esauditi. Padre Pio questo lo sapeva benissimo e aveva anche sottolineato che la preghiera è un dovere che noi abbiamo da compiere nei confronti di Dio. Grazie al suo esempio e alla sua vita compresi quanto fosse importante pregare e nei momenti difficili mi rivolgevo sempre a lui e alla Madonna come faccio ancora oggi. Tra l’altro padre Pio ha un legame con il nostro santuario infatti ai numerosi siciliani che giungevano da lui diceva a loro questo: “Andate a Siracusa, se la Mamma piange ha qualcosa di importante da dirci. Nella cripta della Basilica Santuario della Madonna delle Lacrime, si conserva una teca dedicata al Santo di Pietrelcina, benedetta nel 2015, da Mons. Michele Castoro. Nella teca sono custodite alcune reliquie del santo: un pezzetto di panno, donato dai cappuccini di San Giovanni Rotondo, con il quale san Pio astergeva la piaga del costato; poi un’immaginetta della Madonna delle Lacrime, datata 10 luglio 1961, donata da Mons. Castoro sulla quale padre Pio aveva scritto: “Maria non ritiri mai da te il suo sguardo materno“. Infine, un fazzoletto, sul quale sono visibili le tracce delle stigmate del santo di Pietrelcina.” Concludo affermando che il mio percorso vocazionale in seminario, lo posso paragonare ad un pellegrinaggio: “mi viene da pensare al cammino di Santiago o a quello di Lourdes”. Allo stesso modo il seminario mi ha portato sempre cose nuove inaspettate. Come tutti i cammini è costellato di difficoltà e sofferenze, ma la sicurezza che accanto c’è il Signore è di grande conforto.

Il concetto che meglio sintetizza quanto detto, è quello della gratitudine, perché mentre sei in cammino ti volti indietro per guardare in lontananza la strada percorsa e ti accorgi che non sei solo, c’è chi viaggia con te! Non sono io che faccio il cammino, ma è il cammino che ti fa. Il mio grazie va anche al parroco e adesso Rettore del Santuario della Madonna delle Lacrime don Aurelio Russo, che in tutti questi anni di cammino mi è stato vicino ma soprattutto è stato e continua ad essere un grande esempio di semplicità, modestia, generosità ed altruismo. Da quasi tre anni mi prodigo per l’accoglienza dei pellegrini provenienti da differenti nazionalità. Svolgo questa mansione con entusiasmo e devozione, cercando di trasmettere a chi mi ascolta il messaggio che scaturisce dalle lacrime di Maria: un messaggio di amore e di speranza per tutta l’umanità. La mia dedizione a questo compito ha avuto un forte riscontro da quanti ho avuto modo di conoscere.    

 Don Raffaele Aprilescrittore e sacerdote siciliano

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