Il muro di Berlino in prosa. Sogni,disperazioni, pensieri, speranze di chi ha realmente vissuto quel periodo.

Berlino est, 1962.

Dopo circa dieci minuti di cammino, sono arrivato alle vicinanze del muro; ma questo muro non è fatto di mattoni e cemento: è fatto di mattoni e sogni.

Sogni che provengono dalla gente del posto: le autorità li hanno aspirati a ciascun abitante e raccolti in contenitori chiusi ermeticamente; si tratta di sogni diurni, rubati quando i berlinesi erano svegli e insieme non erano svegli: insomma, non dormivano, ma erano distratti.

I sogni sono (e si vedono bene!) schiacciati tra un mattone e l’altro e deformati; deformati, e quindi inservibili: come sarebbe inutile un trapano deformato!

Io vorrei essere un fantasma.

Non sono ancora nato, eppure vorrei essere già morto.

Già morto: ma non nel senso che non amo la vita.

Fantasma: ma non nel senso che spero che, dopo la morte, la mia Anima sia tormentata.

Io vorrei attraversare il muro e per un fantasma non è un problema.

E poi c’è un altro motivo: qui non rispettano i diritti umani (non parliamo poi di quelli degli animali!).

Chissà se almeno rispettano i diritti degli spettri?!

Michel Camillo

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