Si è tenuto nella serata del 6 dicembre, in concomitanza con i primi vespri della solennità di Sant’Ambrogio , il tradizionale e rinnovato “ Discorso alla città” dell’arcivescovo Mons . Mario Delpini. L’appuntamento del 6 dicembre , che apre i festeggiamenti civili e religiosi della patronale, è uno dei momenti più attesi e intensi che anche in passato ha fatto molto parlare di Milano e della Chiesa ambrosiana su tutto il territorio nazionale. E’ un momento di incontro e di scambio cordiale nella reciproca riconoscenza delle più pure radici ambrosiane tra città e chiesa.
Quest’anno , un Sant’Ambrogio contraddistinto dal desiderio di ripartire e di rinascere mentre ancora la pandemia frena molto della nostra vita, ha visto l’arcivescovo dettare con forza e soavità insieme l’imperativo della gentilezza e della delicatezza per la ricerca del Bene comune. In un contesto di tensione, che ha visto più volte Milano assediata da cortei e manifestazioni non sempre pacifiche, in una Milano che ha pagato molto alla Pandemia, Mons Delpini con il tono pacato ma fermo che lo distingue , ha richiamato tutti popolo e autorità insieme ad uno sguardo altro, a gesti altri che devono contraddistinguere l’agire degli uomini e delle donne che possono essere ambrosiani , cioè veri figli di Ambrogio, anche in questi tempi bui e difficili come bui e difficili erano i tempi del Santo Patrono .
Lungimiranza, fierezza e resilienza sono le virtù del cristiano e del cittadino ambrosiano che devono innervare l’agire in ogni ambito con lo sguardo proteso con audacia verso il futuro e verso chi questo futuro sarà chiamato a viverlo .
Una vera e propria iniezione di fiducia che si è conclusa con un’accorata preghiera di pastore e di padre . Per chi volesse il testo è reperibile sul sito ufficiale della diocesi www.chiesadimilano.it
Mastrolilli Gianfranco

