“La Direzione e la Redazione di Contg.news ringrazia per la disponibilità il sacerdote don Gaudioso Mercuri e si affida completamente all’affetto filiale del Papa. “
articolo a cura di Emanuele Dondolin.-Direttore & Responsabile di Contg.news – Redazione
In un mondo sempre più lontano da Dio, la nostra redazione ha deciso di incontrare un sacerdote che da adolescente pensò di entrare in Seminario dedicando così tutta la sua vita al Signore e alla Chiesa. Oggi parliamo di Gaudioso Mercuri che entra nel Seminario Vescovile di Oppido Mamertina all’età di 13 anni e consegue la maturità classica. Ordinato Sacerdote nel 2012 dopo aver completato gli studi di seminarista, diventa membro del C.D.V. (Centro Diocesano Vocazioni) e responsabile dei seminaristi di scuola media, poi vicario presso la Parrocchia Maria SS.ma delle Grazie in Sinopoli (RC). Docente di Religione Cattolica per due anni, ottiene nel 2012 ottiene la nomina come vicario parrocchiale presso S. Francesco da Paola in Gioia Tauro (RC). Scelto dal Pontificio Consiglio per le Famiglie partecipa all’Incontro Mondiale delle Famiglie a Roma e racconta la sua personale testimonianza di vita donata al Signore. Nel 2014 durante la Convocazione Nazionale del Rinnovamento a Roma (rivolgendosi al Santo Padre Francesco), don Gaudioso Mercuri si è fatto portavoce dei numerosissimi sacerdoti che desiderano essere volto giovane e misericordioso della Sposa di Cristo, umilmente chiede al Pontefice la benedizione delle loro attese, fatiche e gioie nonché di riconfermarli nella fede. Nello stesso anno pubblica il suo primo libro dal titolo “Chi Ama non occupa tutti gli spazi” ; dal 2015 fino al 2021 è stato Direttore del Centro Diocesi Vocazioni nel frattempo consegue la specializzazione in Teologia Spirituale e diventa parroco di diverse parrocchie; fa un corso per perorare le Cause dei Santi e conseguire la nomina di Postulatore. Fondatore delle squadre di calcio della “Saint Michel”, porta lo spirito cattolico anche nello sport. Oggi don Gaudioso è con noi in quanto racconta sia la sua vocazione al sacerdozio che alla scrittura ma anche il suo stretto rapporto con Papa Francesco con il quale detiene un forte legame di amicizia filiale. Don Gaudioso, lei è un giovane sacerdote con diversi incarichi e volevamo chiederle quale è stata la scintilla che le ha permesso di aderire completamente a Dio in tenera età dato che oggi per entrare in Seminario bisogna essere “vocazionalmente maturi” per utilizzare le parole di diversi suoi confratelli? Metterei in discussione questa affermazione: “bisogna essere vocazionalmente maturi”. Io penso che il Signore chiami senza guardare all’età e che ognuno debba seguire un percorso di crescita umana e spirituale; anche l’acquisizione di una graduale maturità fa parte di questo percorso. Sono entrato in seminario giovanissimo, ma devo essere sincero, non certamente con la certezza di diventare sacerdote. Ho sempre amato studiare e ho colto la possibilità di frequentare il liceo classico presso il Seminario Minore, dove è maturata la scelta di proseguire nel cammino vocazionale. Mi viene da dire che il Signore mi ha plasmato lentamente come argilla. Sono però persuaso di una verità: parlare di amore, o innamoramento non è sempre facile. Ed è proprio l’Amore di Dio che mi ha portato ad una scelta radicale, che ha coinvolto tutta la mia esistenza; la sua Misericordia ha guardato ad un giovane fragile, senza particolari doti, ma sicuramente consapevole del percorso impegnativo che avrebbe intrapreso. Devo anche dire che sono stato accompagnato costantemente da un padre nella fede, che mi ha seguito lungo questa strada prendendomi per mano. Parlo del Vescovo, il quale mi ha guidato durante gli anni della formazione e che mi ha ordinato prete, e che, al di là del comportamento apparentemente austero, emanava una grande paternità verso tutti i seminaristi ed i sacerdoti. Ho imparato molto da lui, come la necessità di essere chiari, sintetici e diretti nel parlare ai fedeli. Qualche tempo fa ho ascoltato una bellissima riflessione del Card. Bagnasco, nella quale diceva: «Essere Vescovo vuol dire anzitutto essere padre dei propri sacerdoti, perché tra essi vi è un vincolo sacramentale che è Cristo stesso, d’altra parte se un sacerdote non sente tale paternità è come un orfano». Sulla paternità, Papa Francesco, ha scritto parole profonde. La sua Lettera Apostolica” Patris Corde” è a mio parere una tra le più belle. Cito solo un passaggio: «Padri non si nasce, lo si diventa. E non lo si diventa solo perché si mette al mondo un figlio, ma perché ci si prende responsabilmente cura di lui. Tutte le volte che qualcuno si assume la responsabilità della vita di un altro, in un certo senso esercita la paternità nei suoi confronti. Nella società del nostro tempo, spesso i figli sembrano essere orfani di padre. Anche la Chiesa di oggi ha bisogno di padri. È sempre attuale l’ammonizione rivolta da San Paolo ai Corinzi: «Potreste avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri» (1 Cor 4,15); e ogni sacerdote o vescovo dovrebbe poter aggiungere come l’Apostolo: «Sono io che vi ho generato in Cristo Gesù mediante il Vangelo» (ibid.). E ai Galati dice: «Figli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché Cristo non sia formato in voi!» (4,19). Essere padri significa introdurre il figlio all’esperienza della vita, alla realtà. Non trattenerlo, non imprigionarlo, non possederlo, ma renderlo capace di scelte, di libertà, di partenze». Dovremmo imparare tutti da queste parole, innanzitutto i Pastori e noi sacerdoti. Lei l’autore del libro: “Chi ama non occupa tutti gli spazi”. Il Beato Giacomo Alberione, fondatore della Società San Paolo, direbbe che possiede una chiamata per la buona stampa come del resto lo ribadiva costantemente il compianto ex portavoce di San Giovanni Paolo II, già numerario dell’Opus Dei, ai suoi collaboratori e ai giornalisti più fidati. Ci può spiegare questa scelta e narrarci la sua opera? Chi ha conosciuto veramente l’amore di Dio è animato dal grande desiderio di comunicarlo agli altri, in una parola diventa missionario, evangelizzatore. Con questo libro si è pensato alla necessità di ritornare ad essere “autentici discepoli di Cristo”. La prima parte è una raccolta di brani di catechesi e di pillole di formazione attraverso le quali si “propone una vita evangelica da testimoniare sempre e dappertutto”. Tutti siamo chiamati a seguire il Signore e nel farlo dobbiamo porci alcune domande: ho il desiderio di amarlo, seguirlo e servirlo? esprimo la gioia dell’incontro con lui? lo testimonio in famiglia e sul luogo di lavoro? sono disponibile a lasciarmi cambiare da lui, per guardare al mio prossimo come un fratello? La seconda parte è invece dedicata alle vocazioni alla vita consacrata e a quella familiare. Attualmente sta frequentando la Scuola di Alta Formazione in Cause dei Santi presso l’Università Lateranense. Di cosa si tratta? Il Diploma prevede un percorso accademico di due anni. Quest’anno, per la prima volta, si svolge presso l’Università Lateranense. Tale percorso, oltre a proporre un excursus storico sulla canonizzazione, introduce nell’articolato tema del processo da compiere per valutare le gesta di un venerabile attraverso una minuziosa ricerca. La Scuola, che usufruisce del competente supporto della Congregazione per le Cause dei Santi, promuove lo studio della teologia, della storia della Chiesa, dei fondamenti teologico-giuridici della canonizzazione, etc. Dal mio punto di vista si tratta di un’esperienza che coinvolge interiormente; ma si entra in punta di piedi, perché sin dal primo approccio con l’agiografia ci si rende conto della distanza della vita dei santi con la propria. La loro esistenza è per tutti un invito alla testimonianza, a vivere autenticamente il Vangelo. I Santi sono l’esempio dell’amore che si dona, dell’amore generoso, che non si vende e soprattutto non si svende. I Santi sono persone autentiche e libere e maestri di autenticità e libertà, una libertà che nella nostra vita dobbiamo purificare da atteggiamenti pericolosissimi per la vita spirituale come l’ipocrisia e l’adulazione. Non è facile operare tale purificazione, perché la società odierna li promuove in ogni modo. La nostra esperienza quotidiana ci dimostra che la strada da percorrere è in salita, ma anche che l’obiettivo da raggiungere non dipende solo dalle nostre forze umane. E questo ci anima, ci incoraggia e ci consola. La nostra conoscenza, tramutatasi in amicizia, ha le sue radici a partire dall’ aprile 2020,durante il primo lockdown. Grazie alle Sante Messe da lei officiate e alle chiacchierate indiretta facebook ha tenuto compagnia a diversi giovani credenti e non credenti. Come ha vissuto quel periodo? Il lockdown ha comportato per tutti un periodo di grande smarrimento, di paura e di forte disagio anche interiore. Nonostante questo, io e molti altri sacerdoti ci siamo lasciati guidare dalla creatività, rinunciando ad un comodo scoraggiamento. I social sono stati di grande aiuto per veicolare messaggi spirituali e per stare vicino alla nostra gente. Io ho continuato a celebrare la S. Messa in una chiesa deserta e non dimenticherò mai quei momenti tanto difficili. Il suono delle campane e la Messa diffusa dagli altoparlanti, finché ci è stato consentito, sono stati un arricchimento di grazia per tanti fedeli. A decine scrivevano per esprimere la loro gratitudine. Ricordo che in quel periodo abbiamo organizzato tantissime iniziative come Comunità. Ad esempio, quasi cento famiglie delle mie parrocchie sono state coinvolte in momenti di preghiera “virtuale”. La Via crucis, per dirne una, con ogni stazione guidata di settimana in settimana da una famiglia diversa e trasmessa dalle loro case. Il Pontefice ci insegna che da questo periodo abbiamo assunto una chiara consapevolezza: nessuno si salva da solo. Ed è proprio vero! Io credo che da questa terribile pagina della storia anche la Chiesa possa imparare molto in termini di comunione, per dirla in altre parole dal male si deve tirare fuori il bene! È necessario lasciarsi ispirare dalle origini del Cristianesimo quando le comunità erano cementate dallo spirito di fraternità. Viene in nostro aiuto ancora il Papa che in un suo tweet, a proposito del periodo summenzionato, ha scritto: «Lo sforzo per costruire una società più giusta implica una capacità di fraternità, uno spirito di comunione umana». Cristiano e Sacerdote, sulla scia di Papa Francesco. Lei che le è molto vicino ci può tratteggiare meglio il suo carisma e l’ essenza delle sue esortazioni apostoliche a partire dalla EvangeliiGaudium,AmorisLaetitiae,LaudatoSì,FratelliTutti,ChristusVivit? Egli è anzitutto un dono della Provvidenza alla Chiesa Universale. Sembrerebbe scontato, è il Papa… ma ribadirlo è quanto mai significativo. È difficile fare una sintesi del suo Magistero in questa modalità scritturistica. Mi piace pensare che vi sia un filo conduttore che spesso ricorre nei suoi scritti, basta soffermarsi semplicemente sui titoli: Amoris Laetitia, Evangelii Gaudium, Gaudete et exsultate… Emerge un principio che le accosta: la letizia che si trasforma in gioia, la gioia del Vangelo! In una sua omelia ha chiarito bene quale sia questo tipo di gioia, che è presente «anche nel dolore, nelle tribolazioni, pure nelle persecuzioni», invitando a guardare ad alcune martiri dei primi secoli come Sant’Agnese o le Sante Perpetua e Felicita, che, «andavano al martirio come se andassero alle nozze». Personalmente sono particolarmente attratto dall’enciclica “Fratelli tutti” per il valore universale che essa esprime, al di là di ogni appartenenza culturale e religiosa, in un tempo come il nostro arido di sane relazioni e di dialogo. Il Papa la firma sulla tomba di San Francesco proponendo al mondo cattolico, e non solo, la strada della fratellanza per «un nuovo sogno di fraternità e di amicizia sociale che non si limiti alle parole». «San Francesco – scrive il Pontefice – dappertutto seminò pace e camminò accanto ai poveri, agli abbandonati, ai malati, agli scartati, agli ultimi». Quest’ultima affermazione, ma non è la sola, potrebbe sintetizzare il suo Magistero. Egli vive ciò che insegna ed esorta ciascun cristiano a percorrere la strada della fraternità e della carità gratuita e sincera, vissuta in concreto ed uscendo da strategie umane che ci preservano come uomini ma ci allontanano dal desiderio di Dio. Non è proprio questo il più grande insegnamento di Cristo? Papa Francesco ha allargato il suo cuore per fare entrare i poveri, gli ultimi, gli scarti della società! Ecco il volto della misericordia di Dio che si rivela in Gesù povero e che passa accanto alla società dell’opulenza e resta invisibile, morendo di stenti in mezzo al mare, trovando porte chiuse e disprezzo. Il Vicario di Cristo ci sta insegnando a riconoscere tutto questo. Sarà possibile una Chiesa più dedita al Vangelo “che si sporca le mani” ( cit. Evangelii Gaudium) ascoltando la gente ed eliminando la troppa burocrazia spesso ancora troppo presente? Credo di poter dire che questo è il desiderio più grande di Papa Francesco, sin dal momento della sua elezione. Lui stesso ha affermato: «Quando vedo cristiani troppo puliti che hanno tutte le verità, l’ortodossia, la dottrina vera, e sono incapaci di sporcarsi le mani per aiutare qualcuno a sollevarsi, non sanno sporcarsi le mani…. Quando vedo questi cristiani io dico: ma voi non siete cristiani, siete teisti con acqua benedetta cristiana, ancora non siete arrivati al cristianesimo». Bisognapartire da una consapevolezza: la Chiesa non è comunità di perfetti, è necessario prendere coscienza che il peccato ci ha ferito, ed è male perché fa male all’uomo e toglie la pace ed il senso stesso dell’esistenza. Il cristianesimo si distingue da tutte le altre religioni perché crede che Dio sia intervenuto nella storia e l’abbia salvata, e l’intervento di Dio nella storia si chiama Gesù Cristo, che è venuto per risanare la storia degli uomini, che oggi vediamo sempre più sbandata, e che lui ha “contagiato” di perdono e di amore. Pertanto, ognuno di noi deve farsi prossimo al fratello, soprattutto a quello che soffre, e, si badi bene, la sofferenza ha molti volti. Dobbiamo saper riconoscere le nuove forme di povertà, come le chiama il Santo Padre, ed avere il coraggio di affrontarle. Per fare questo dobbiamo essere più essenziali, dal punto di vista evangelico innanzitutto. Certa burocrazia rallenta la nostra missione e paralizza la nostra creatività. Ecco un’altra categoria di Papa Francesco, la creatività. Oggi non ne possiamo fare a meno. Lei è anche il Presidente di una squadra di calcio.Prognostici sul Campionato? Sì, di una squadra di calcio speciale. L’ho fondata nel 2015 e continuo ad esserne il Presidente, per testimoniare, insieme ai ragazzi, la fede in un mondo tanto discusso come quello dello sport. Quante avventure, quante storie grazie a questa iniziativa sportiva! Quanti ragazzi riavvicinati alla vita di fede, soprattutto nei primi anni! I calciatori della ASD Saint Michel, la squadra si chiama così, si propongono di vivere un’esperienza che aiuti ad uscire da sé stessi, favorendo valori come l’amicizia, la lealtà, l’umiltà, la pazienza e lo spirito di sacrificio. Essi sono anche chiamati a combattere la blasfemia ed ogni forma di scorrettezza in campo, il razzismo ed ogni forma di discriminazione delle categorie più fragili. Tra le attività non secondarie di questa esperienza, fanno visita alle carceri ed agli ospedali, e si confrontano con i coetanei meno fortunati di loro, imparando a crescere soprattutto a partire dalle esperienze negative della vita. Non posso dimenticare il primo anno della squadra, quando assolutamente inesperti, iscritti per la prima volta ad un campionato difficile ed impegnativo come quello di una terza categoria, l’abbiamo vinto. Quest’anno vedo molto di quel primo meraviglioso inizio. Spero nella vittoria del campionato, ma soprattutto nell’affermazione della prospettiva cristiana nella vita di questi giovani. Come ha ricordato Papa Bergoglio, il calcio è «l’immagine della vita e della società». Questa esperienza vuole favorire la crescita e lo sviluppo integrale della persona.
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