Prosegue il nostro percorso con la riflessione sul tempo liturgico dell’Avvento grazie alle parole di Padre Andrea del Monastero di Vallombrosa.
La Parola
a cura di Padre Andrea
Con l’Avvento iniziamo un nuovo anno liturgico, La parola stessa adventus possiamo esprimerla con i termini “ arrivo” o “ venuta”.
San Leone Magno propone una rilettura del fondamento teologico dell’Avvento come preparazione a celebrare la venuta del Figlio di Dio nella carne, ma guarda anche oltre, cioè alla seconda venuta di Cristo, “quando tornerà a giudicare i vivi e i morti” come recitiamo nel credo.
Il duplice aspetto della venuta di Cristo caratterizza questo periodo di preparazione al Natale, prendiamo come esempio il I prefazio di Avvento che esprime bene questa dimensione:
“ Al suo primo avvento nell’umiltà della nostra natura umana egli portò a compimento la promessa antica, e ci aprì la via dell’eterna salvezza. Verrà di nuovo nello splendore della gloria, e ci chiamerà a possedere il regno promesso che ora osiamo sperare vigilanti nell’attesa”.
Il brano del Vangelo di Luca è il così detto “discorso apocalittico”, ci annuncia la fine, il compimento, ci invita a guardare a dove stiamo andando.
Dobbiamo però volgere la nostra attenzione non tanto alla fine ma al fine della nostra vita che è Gesù, a lui dobbiamo guardare.
Gesù ci invita risollevarci ed alzare il capo perché è vicina la nostra liberazione!
Come attendere questa venuta?
Il Signore ci invita a stare attenti a noi stessi, a non appesantire il nostro cuore, con dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita! Il cuore è il profondo del nostro essere, il luogo segreto dell’uomo, del suo incontro intimo con Dio, possiamo perdere la chiave del nostro cuore, ed essere intontiti, disorientati.
Ci sono persone che passano la vita a curare il proprio benessere, attaccati a cose superficiali, alle vanità, concentrati sul proprio io esteriore.
Il Signore ci chiama alla vigilanza, alla preghiera per saper governare noi stessi, diventare liberi, per evitare il fascino perverso del male. Abbiamo bisogno di digiuno, togliere tutto ciò che è superfluo in noi, purificare il cuore per saper amare Dio e il prossimo. San Paolo ci invita a crescere nel desiderio di piacere a Dio.
In questa prima domenica di avvento, domandiamoci: Quali sono le nostre “ubriachezze”? dissipazioni?
Vigiliamo e preghiamo per accogliere il Signore che viene!

