La storia di un posto sempre attaccato alle sue origini
a cura di Michel Camillo
La diocesi di Trieste ha un’estensione minore di quella della corrispondente provincia, perché gran parte dei comuni di Duino-Aurisina e di Sgonico ricade sotto l’arcidiocesi di Gorizia (mentre i suddetti comuni dal punto di vista civile appartengono alla provincia di Trieste). Il territorio della diocesi triestina è suddiviso in sessanta parrocchie, raggruppate in otto decanati; il patrono di questa diocesi è San Giusto.
La storia della diocesi è piuttosto antica: Trieste divenne infatti sede episcopale nella seconda metà del VI secolo; il primo vescovo di cui abbiamo notizia è Frugifero, che resse questa diocesi dal 542 al 565. Un vescovo passato alla storia è Enea Silvio Piccolomini, che fu vescovo di Trieste dal 19 aprile 1447 al 23 settembre 1450; Piccolomini in seguito sarebbe diventato vescovo di Siena e più tardi ancora sarebbe stato eletto papa con il nome di Pio II.
L’8 marzo 1788 la diocesi di Trieste fu soppressa da papa Pio VI con la bolla Super specula, ma dopo poco più di tre anni venne ripristinata dallo stesso pontefice con la bolla Ad Supremum (12 settembre 1791).
L’attuale arcivescovo è Monsignor Giampaolo Crepaldi, nato a Pettorazza Grimani (provincia di Rovigo e diocesi di Chioggia) il 29 settembre 1947; Crepaldi è stato ordinato presbitero da Monsignor Giovanni Mocellini nella chiesa parrocchiale di Villadose (in provincia di Rovigo) il 17 luglio 1971 e si è laureato in filosofia presso l’università di Bologna nel 1975. Il 4 luglio 2009 l’allora papa in carica Benedetto XVI lo ha nominato vescovo della diocesi di Trieste, conferendogli però ad personam il titolo di arcivescovo. Monsignor Crepaldi ha suscitato scalpore il 14 gennaio 2019, quando si è schierato contro l’immigrazione, affermando che la dottrina sociale della Chiesa Cattolica sostiene che i popoli debbano rimanere nelle loro terre e nega, quindi, il diritto di emigrare (ha dichiarato ciò in un’intervista al quotidiano milanese La verità).
Monsignor Giampaolo Crepaldi ha scelto come motto episcopale Fructus Iustitiae in pace, tratto dalla Lettera di San Giacomo (3, 18): in tale passo San Giacomo, nel proclamare le caratteristiche della Sapienza, afferma inoltre che “il frutto della giustizia è seminato nella pace per coloro che fanno opera di pace”.
A Trieste sorge la cattedrale di San Giusto, nella quale riscontriamo gli stili architettonici romanico e gotico. L’edificio fu iniziato nel 1302, terminato nel 1320 e consacrato nel 1385; inoltre nel novembre 1899 fu elevato da papa Leone XIII alla dignità di Basilica Minore. La chiesa che ammiriamo oggi risulta dall’unificazione di due chiese preesistenti, una dedicata a Santa Maria e l’altra al Martire San Giusto; esse vennero unificate sotto uno stesso tetto dal vescovo Rodolfo Pedrazzani da Robecco.
Il campanile inizialmente era più elevato, ma nel 1422 venne colpito da un fulmine e venne ridotto all’altezza attuale; ospita un complesso di cinque grosse campane.
La facciata della cattedrale è piuttosto austera e presenta un enorme rosone di pietra carsica.
Nei giorni feriali in cattedrale si celebra la Santa Messa alle 8.30 e alle 18 e la prima di esse è in latino; si prega inoltre il Santo Rosario alle 17:40.
La Messa Prefestiva è alle 18:30.
Nei giorni festivi si celebrano quattro Messe: alle 9:15, 10:30, 11:45 (per i bambini del catechismo) e 19:00.
In cattedrale è possibile confessarsi il lunedì e il mercoledì dalle 16:30 alle 17:30, il sabato dalle 17:00 alle 18:00 e la domenica dalle 9:15 alle 12:30 e dalle 18:30 alle 20:00.



