L’ASSOCIAZIONE GENERAZIONI RESPONSABILI SI RACCONTA A CONTG.NEWS

INTERVISTA A ZAKARIA HARAK CHE RACCONTA IL SODALIZIO PER “ISLAM OGGI” In una società plurietnica sono diverse le religioni che fanno parte nella nostra Italia. Tra queste abbiamo l’Islam. Per capire meglio questa religione abbiamo deciso di redigere una rubrica apposita. Il nome proposto infatti è “ Islam Oggi “. Qui tratteremo , oltre alla conoscenza della loro fede ,già vista in precedenza con alcune notizie qui pubblicate, alcuni argomenti per capire più approfonditamente la vita dei loro centri culturali , dei loro enti , delle loro tradizioni, dei loro Paesi di provenienza entrando così più nello specifico con questo popolo seguendo così quel programma di unità e fratellanza comune che ci unisce come cittadini italiani ed europei. Oggi siamo andati a intervistare il viceresponsabile Zakaria Harak che accettando di rispondere ad alcune nostre domande ci racconta  la sua fede e l’associazione Generazioni Responsabili. Zakaria tu sei viceresponsabile dell’Associazione Generazioni Responsabili. Ci può raccontare la storia di questo sodalizio e da dove nasce questo nome? Ciao, come tutti i gruppi associativi la nascita di una di esse è un percorso che per forza di cose prevede una simbiosi di intenti fra i possibili fondatori. Una visione in comune, un progetto da condividere ed una nuova sfida che si spera possa giovare tutti. A me piace sottolineare il concetto di responsabilità nel nome che ci siamo affibiati e da qui nasce tutto. Nel 2016 un gruppo di amici, prima di tutto, e di volontari decidono di mettersi insieme per non parlare solo e soltanto di diritti ma soprattutto delle responsabilità che queste gravano su tutti noi.Essere coscienti delle proprie responsabilità come giovani, musulmani, residenti in Italia è un processo che deve essere analizzato prima e concretizzato poi.Noi ci impegniamo in questo. Studiare quello che le nuove generazioni di giovani musulmani possono dare al territorio, alla cittadinanza in senso lato e in quale ambito possono essere di supporto.Se potessi riassumere quello che siamo in poche parole direi “persone alla scoperta delle diverse responsabilità per poterle affrontare al meglio” Quali compiti assolve questa istituzione ? Ci occupiamo prima di tutto dei ragazzi di seconda generazione. Ragazzi che nascono in una famiglia di fede Islamica ma che vivono in un paese che Islamico non è. Questo, potenzialmente, potrebbe creare delle difficoltà nel conoscere se stessi e la propria cultura di origine. Spesso notiamo ragazzi che non riescono a darsi un identità consci del fatto di essere cresciuti a cavallo tra due culture diverse.Molti pensano che bisogna essere o una cosa o l’altra quando in realtà è proprio la via di mezzo che crea in loro delle ricchezze. Non ci deve essere imbarazzo nel definirsi musulmani di seconda generazione. Bisogna semplicemente prenderne coscienza e vivere delle ricchezze che questo “ibrido” può regalare.Ci impegniamo dunque ad entrare nel tessuto giovanile e dare prima di tutto una formazione che permetta loro di viere il proprio essere musulmani in Italia.Come ormai tutti sanno l’Islam non è solo una fede ma è a tutti gli effetti uno stile di vita. Una filosofia che ogni musulmano cerca di fare propria e perseguirla.Se non si è a conoscenza di cosa significa essere prima di tutto musulmani allora avremo una schiera di giovani con una concreta “crisi di identità”. Persone che si sentono fuori logo in un contesto non proprio. Formare e studiare è il nostro primo obiettivo. Il motore di tutto ciò è la lingua italiana. L’unico veicolo che ci permette di comunicare in maniera non “classica” come la lingua araba che molti ragazzi non conoscono. Durante questo periodo i ragazzi sono anche tenuti a fare delle valutazioni personali sulla propria persona e di conseguenza a tirare fuori tutte quelle responsabilità dormienti che in qualche modo vanno affrontate.L’Islam, come dicevamo prima, è una religione che regolizza la maggior parte dei comportamenti e delle azioni quotidiane. Dal rapporto con i vicini di casa ai colleghi di lavoro. Dalla pulizia della casa alla cura del quartiere. Lei è giovane ed è ammirevole il suo impegno. Ci può raccontare anche un po’ la sua biografia  e come riesce ad unire la vita religiosa con la vita di cittadino italiano? Io nasco a Torino, nel 1992, da una coppia di marocchini arrivati in Europa (prima Francia poi Italia) per completare i propri studi universitari.Sono cresciuto in una famiglia dove si respirava quotidianamente la cultura islamica cosa che col tempo mi ha formato sulla materia e mi ha permesso di maturare quella curiosità che mi ha portato poi a studiare le varie scienze Islamiche.Mi sono occupato del mondo associativo fin da ragazzino.Questa è una parte della mia vita. Nell’altra faccio il programmatore informatico. Quanti giovani conta il vostro sodalizio e quali attività fate ? Abbiamo diverse sezioni ubicate nel nord Italia. Ogni sezione può contare dalle 20 alle 40 persone. Siamo presenti nelle grandi città come Torino, Milano, Verona, Bologna e Brescia ma tra le nostre fila troviamo anche realtà di provincia.Ogni sezione ha la libertà di svolgere le attività che meglio crede.Dalle passeggiate di solidarietà dove distribuiamo dei pacchi cibo ai senzatetto alla pulizia di quartiere. Dai contenuti social integralmente in italiano sulle più note piattaforme dove diamo risalto alle “Giornate Mondiali per…” al risalto del fondamentale ruolo della donna nella società. Per una persona di altro credo religioso vi è la possibilità di conoscere la vostra fede incontrandovi? Se sì, dove sono i vostri centri? Una moschea è un luogo di culto. È il riferimento per svolgere le proprie preghiere nei vari momenti della giornata in cui è richiesto. Un’associazione è un gruppo di persone che si prefigge uno scopo unico e lavora unicamente per quello.

Emanuele Dondolin

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