L’ Alta Valle Cervo” la Bürsch” è incastonata tra le montagne del Biellese quasi a creare un ambiente fantasy e una natura selvaggia. Eccoci arrivati in Valle Cervo. Districata di paesini che le danno un fascino di piccola Svizzera é situata in una vallata a “V “che ne stringe i fianchi rendendola più stretta rispetto a una vallata di tipo glaciale ma che le dona quel senso di unione raccoglimento e mistero che colpiscono il visitatore. Ricca di boschi di castagno e di faggio, l’Alta Valle del Cervo – è detta in lingua locale Bürsch : terra natia ,casa, piccola patria . Racchiusa da una catena ininterrotta e omogenea di montagne che ha nella punta del Bo la sua massima elevazione (2.556 m) e attraversata dal torrente Cervo maggior corso d’acqua del Biellese e incisa da numerose piccole valli laterali,tra le piu famose che conosciamo è la Valdescola il cui torrente é un affluente del Cervo, si apre poi verso la pianura nella stretta gola di Bogna al suo limite altimetrico inferiore.Accessibili valichi posti sullo spartiacque hanno favorito, fin dal Duecento, il suo popolamento e la formazione di legami economici e familiari con etnie eterogenee, ancora riscontrabili nella presenza di cognomi e toponimi di derivazione francoprovenzale e tedesca. Per secoli i percorsi più frequentati dagli uomini e dalle mandrie sono stati quello verso Andorno e Biella e i collegamenti in quota con la Valle del Lys e la Valsesia.Un fitto reticolo di mulattiere, gradonate ed acciottolate, in genere a mezza costa, sostenute da muri in pietrame a secco, delimitate sul bordo esterno da ampi lastroni, unisce i diversi cantoni dell’Alta Valle Cervo tra loro e con i rispettivi capoluoghi comunali. Questi antichi percorsi, di impostazione secentesca e settecentesca, realizzati dalle capaci maestranze locali, hanno consentito collegamenti e rapporti sociali intensi, fondamentali per la formazione e il rafforzamento dell’identità collettiva, da sempre caratteristica degli abitanti della Valle e marcato elemento di distinzione dalle altre aree biellesi. Questi tracciati, che si sviluppano all’interno dei boschi, permettono interessanti escursioni ed un’occasione, per chi qui non dimora, di conoscere ed apprezzare i paesaggi naturali. Notizie certe sulla valle si hanno solo dal medioevo. seppur sia accertata una forte presenza militare durante l’impero romano che suggerisce un insediamento di qualche tipo nell’area . L’Alta Valle è citata ad esempio – ed è questo il primo documento autentico di cui si dispone – in una bolla del papa Innocenzo terzo del 2 maggio 1207. Da essa si desume la presenza di una comunità abitativa organizzata attorno alla chiesa di San Martino (Campiglia Cervo) et alias ecclesias de valle Sarvenis. In effetti, l’unica testimonianza architettonica religiosa che abbia resistito al tempo è la chiesa di Santa Maria di Pedeclosso. Nel XIV secolo – anno 1379 – le comunità valligiane e di Biella giurarono fedeltà al conte di Aosta Amedeo VI di Savoia Due secoli dopo, nel 1702, venne deciso il distacco dalla popolazione di Andorno Micca (capolouogo della bassa valle cervo) e cosi dal controllo del marchese di Andorno Carlo Emilio di Parella, dalla cui residenza-ospizio sorgerà il santuario di San Giovanni d’Andorno, con conseguente suddivisione del territorio in quattro comuni autonomi: campiglia cervo ,Piedicavallo, Quittengo, San Paolo Cervo. In tempi più recenti, la valle ha legato il suo nome a quello del senatore Federico Rosazza Pistolet che, fra il 1889 ed il 1898 fece abbellire tutto il paese natio di Rosazza. in oltre fece costruire una strada di collegamento fra San Giovanni d’Andorno e il santuario di Oropa per favorire un’unione non solo simbolica fra le due valli ma anche fra i due luoghi di culto.
Jacopo Sogliano

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